Con questa nuova rubrica, l’Istituto Rizzoli vuole aprire una finestra reale sul momento più delicato e stimolante del percorso formativo: lo stage

Questa fase rappresenta il primo vero collaudo per uno studente: è il momento in cui la teoria appresa nei laboratori deve misurarsi con i tempi, i flussi e le responsabilità di un ambiente di lavoro vero.

Non vogliamo limitarci a descrivere i programmi didattici, ma raccontare come le competenze nate in aula si trasformino in gesti professionali. 

Spesso, ciò che a scuola sembra un semplice esercizio tecnico – come l’organizzazione dei file o il controllo metodico del risultato – si rivela essere, sul campo, una risorsa “salvavita” per la rapidità e l’efficacia dell’esecuzione. 

Lo stage permette di capire che la professionalità non è fatta solo di nozioni, ma di un metodo di lavoro ordinato che riduce l’errore e aumenta l’autonomia.

L’obiettivo di questo racconto è duplice:

  • Dare voce ai nostri studenti: non solo per descrivere i compiti svolti, ma per condividere quel percorso che porta a superare la tensione iniziale e l’insicurezza, trasformandole in consapevolezza attraverso i piccoli successi quotidiani.
  • Valorizzare il dialogo con le aziende: lo stage è un investimento reciproco. Se per lo studente è un’occasione di crescita, per le aziende partner è uno strumento strategico per confrontarsi con i linguaggi delle nuove generazioni e individuare i futuri professionisti del settore.

Attraverso queste pagine, documentiamo come la sinergia tra scuola e impresa riesca a generare non solo migliori performance scolastiche, ma soprattutto una motivazione reale verso le carriere tecniche e creative.

INDICE

Il “match” tra scuola e impresa 

Il primo impatto: dalla tensione alla serenità operativa 

Il punto di vista del Tutor: tra basi solide e margini di crescita 

Il consiglio di Marco: suggerimenti per i futuri stagisti

Il “match” tra scuola e impresa

Il primo capitolo del nostro viaggio ci porta nello studio Ummarino&Ummarino, una realtà dove la fotografia è precisione e visione. 

Qui abbiamo seguito l’esperienza di Marco Galli, studente di 2^ B, che per alcune settimane ha lasciato i laboratori scolastici per confrontarsi con i ritmi di un set professionale. 

Per lo studio, accogliere un ragazzo di sedici anni non è stato un semplice atto di ospitalità, ma un investimento strategico: il tempo dedicato alla formazione di Marco è stato visto come un modo per “avere il polso” sulle tendenze future della fotografia, in uno scambio che Enrico Ummarino definisce stimolante per entrambe le parti:

“Lo scambio che abbiamo con l’Istituto Rizzoli e i suoi studenti è fondamentale per il nostro studio. Lo scambio che viene fatto è molto interessante e stimolante per entrambi. Per noi è anche un modo di capire che tipologia di Fotografi ci saranno tra alcuni anni. Lo stagista ci dà il polso su quello che potrebbe essere il trend futuro. Il tempo che dedichiamo a loro ci viene restituito completamente”.

Questa sinergia tra scuola e impresa è il cuore della visione della nostra Dirigente, Paola Mondinari:

"Il nostro obiettivo è fornire agli studenti non solo strumenti tecnici d’avanguardia, ma un metodo che permetta loro di vivere l’esperienza dello stage (e ogni ambito professionale) come un ecosistema di opportunità. Vogliamo che il talento dei ragazzi trovi una direzione professionale concreta, unendo la passione alla disciplina richiesta dalle grandi aziende del settore".

Paola Mondinari - Direttrice Istituto Rizzoli
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Il primo impatto: dalla tensione alla serenità operativa

L’inizio dell’esperienza è stato segnato da quel mix di curiosità e tensione che accompagna ogni prima volta in un ambiente nuovo. 

Marco racconta di essersi sentito inizialmente “fuori posto”, ma la disponibilità del tutor e un’atmosfera accogliente hanno permesso di rompere il ghiaccio velocemente, trasformando l’ansia in serenità operativa. 

In questo passaggio dall’aula al lavoro, la vera risorsa “salvavita” per Marco non è stata una singola nozione tecnica, ma il metodo acquisito al Rizzoli: la capacità di organizzare i file e gestire i progetti con ordine si è rivelata fondamentale per essere rapido ed efficace sul set.

Il momento della verità è arrivato quando a Marco è stata affidata la gestione di un intero processo in autonomia

Nonostante i dubbi iniziali e la necessità di procedere per tentativi ed errori, riuscire a portare a termine il compito seguendo solo le indicazioni iniziali ha rappresentato una svolta:

"Un momento in cui ho pensato ce l'ho fatta è stato quando sono riuscito a portare a termine un lavoro in autonomia, partendo da indicazioni iniziali ma gestendo poi l'intero processo da solo. All'inizio non ero completamente sicuro di riuscirci, soprattutto perché richiedeva precisione e attenzione ai dettagli. Dopo alcuni tentativi e qualche errore, sono però riuscito a completarlo correttamente. È stata una soddisfazione importante, perché mi ha fatto capire di aver acquisito maggiore sicurezza e autonomia".

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Il punto di vista del Tutor: tra basi solide e margini di crescita

Dal punto di vista dell’azienda, l’analisi di Enrico Ummarino è onesta e costruttiva. 

Se da un lato riconosce che a sedici anni la preparazione tecnica è necessariamente basica e richiede ulteriori approfondimenti sulle dinamiche del set che verranno coltivate grazie all’esperienza e allo studio continuo, dall’altro ha trovato in Marco basi solide su cui lavorare. 

"Di Marco mi ha colpito molto la puntualità, la capacità di ascolto e la precisione nei compiti assegnati. L'autonomia, con il tempo, è andata man mano a definirsi in maniera corretta".

La sua puntualità, la precisione e la capacità di ascolto lo hanno reso immediatamente utile al team, confermando che le “soft skills” sono spesso il primo vero biglietto da visita per un giovane talento.

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Il consiglio di Marco per i compagni:

"La mia prima sensazione entrando in azienda è stata un mix tra curiosità e un po' di tensione, perché si trattava di un ambiente nuovo e non sapevo bene cosa aspettarmi. Fin da subito, però, ho percepito un'atmosfera molto tranquilla e accogliente: il tutor si è dimostrato disponibile e aperto, aiutandomi a sentirmi meno fuori posto. All'inizio è normale non essere sicuri, ma il segreto è lavorare in modo ordinato e controllare sempre il risultato finale. Non abbiate paura di fare un tentativo in più: è lì che si impara davvero."